Il sole come una medicina
24/06/2009Esporsi al sole, con le dovute precauzioni, può ridurre del 50% il rischio di sviluppare alcuni tumori. Tutto merito della vitamina D prodotta dall’organismo per effetto della luce solare. Il parere di Michael Holick, tra i massimi esperti in materia, e quello dell’ Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani.
E se il sole facesse bene? Non parliamo solo dei benefici per il tessuto osseo o per coloro che soffrono di reumatismi e artrosi, ma di patologie ben più serie. Da tempo Michael Holick, del Dipartimento di Medicina ed Endocrinologia dell’Università di Boston, una delle autorità più accreditate in materia di vitamina D e delle proprietà benefiche dell’esposizione al sole, va esponendo le sue tesi scientifiche sul ruolo di questa sostanza nella salvaguardia della salute. Uno dei suoi ultimi report, pubblicato sul «Clinical Journal of the American Society of Nephrology», evidenzia come la scarsa esposizione al sole e la carenza di vitamina D siano state associate in molti studi a varie malattie croniche, comprese patologie autoimmuni, infettive, cardiovascolari e neoplasie. In particolare, relativamente ai tumori, si stima che un aumento dell’intake giornaliero di vitamina D (almeno fino a 1000 UI) o un incremento dell’esposizione al sole tale da elevare la concentrazione plasmatica di 25-idrossivitamina D (oltre i 30 ng/mL) siano in grado di ridurre i rischi – in percentuali che vanno dal 30 al 50% – di sviluppare tumori al colon-retto, al seno e alla prostata.La scoperta, spiega Holick, della presenza di numerosi recettori della vitamina D sia nei tessuti sia nelle cellule del sistema immunitario e della loro capacità di trasformare la forma circolante di vitamina D (25-idrossivitamina D) in quella attiva (1,25-diidrossivitamina D) ha fatto nuova luce sul ruolo di questa sostanza. In modo diretto o indiretto, continua l’esperto, l’1,25-diidrossivitamina D controlla più di 200 geni, inclusi quelli responsabili della regolazione della proliferazione cellulare, della differenziazione, dell’apoptosi e dell’angiogenesi. Essa diminuisce la proliferazione cellulare sia delle cellule normali sia delle cellule cancerose e induce la loro differenziazione terminale.
«La vitamina D – commenta Patrizio Mulas, presidente dell’ADOI (Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani) – agisce beneficamente su tessuti differenti, in particolare sulla prostata e sul seno. Non mancano studi che rimarcano l’azione proapoptotica, antimetastatica e antiangiogenetica, antinfiammatoria e immunomodulante di questa vitamina».
Secondo l’esperto sono sufficienti due ore al giorno di esposizione al sole nelle ore meno calde per produrre la concentrazione di vitamina D utile all’organismo: «L’estate è sicuramente il momento migliore per prendere il sole e aiutare il nostro organismo. A volte però i cambiamenti negli stili di vita e la stessa paura di un tumore della pelle rischiano di provocare più danni che benefici». Il consiglio, dunque, è di esporsi al sole «con moderazione, usando filtri protettivi adeguati al proprio fototipo, cioè al tipo di carnagione, ed evitando le ore più calde del giorno».
M.F. Holich, Vitamin D and sunlight: strategies for cancer prevention and other health benefits
