Più «intelligenti» con il pancione

28/12/2009

La gravidanza fa bene al cervello rendendolo più vigile e sveglio. Ne è convinto Craig Kinsley dell’Università di Richmond, secondo il quale i cambiamenti ormonali di questa fase proteggerebbero la mamma anche dal rischio di sviluppare in seguito malattie degenerative.

La gravidanza fa bene al cervello delle madri?Più lucide, più sveglie, più vigili. La gravidanza avrebbe un effetto benefico sul cervello delle donne, potenziandone le capacità mnemoniche e di apprendimento. Non solo. I cambiamenti ormonali che avvengono in questa fase e che influenzano alcune aree cerebrali sono destinati a perdurare per decenni, offrendo protezione da alcune malattie degenerative come l’Alzheimer.   
La tesi è stata sostenuta da alcuni ricercatori statunitensi dell’Università di Richmond che, nel corso del meeting annuale della Society for Neuroscience, hanno esposto i risultati di uno studio condotto su cavie animali.
«Il flusso di estrogeni – spiega Craig Kinsley, neuroscienziato presso l’Università di Richmond – promuove la crescita neuronale e stimola la plasticità cerebrale. E questo fenomeno potrebbe valere anche per gli esseri umani». Nello studio effettuato su topi, le femmine con prole sottoposte a prove di abilità e di stress hanno dimostrato una migliore memoria, più consapevolezza dello spazio, più coraggio nell’affrontare alcune situazioni e più efficienza nel risolvere alcuni compiti rispetto a quelle che non avevano mai partorito. Insomma, affermano gli esperti, l’«esplosione» ormonale che si verifica nel corso della gravidanza e durante l’allattamento sembra rendere il cervello più reattivo, pronto a rispondere alle esigenze della maternità.
Analizzando successivamente il cervello delle cavie, i ricercatori hanno misurato i livelli di un composto chimico in aree cerebrali deputate al controllo dell’ansia e dello stress. «Esaminando il cervello delle femmine che avevano avuto una o più cucciolate – continua Kinsley – abbiamo riscontrato che le regioni deputate alla regolazione dell’ansia, come l’amigdala, mostravano un minore stato di attivazione». Inoltre, nei topi che avevano avuto più gravidanze era presente un livello più basso del precursore amiloide, proteina collegata all’insorgenza dell’Alzheimer nell’uomo.
Secondo i ricercatori, questo potenziamento delle capacità cerebrali e delle performance mentali è destinato a protrarsi ben oltre il periodo della gravidanza: «In riferimento all’uomo si tratta di effetti che potrebbero durare anche fino alla soglia degli ottant’anni». «Sono necessari altri test – ha concluso Kinsley – per verificare se questi risultati siano validi anche per gli esseri umani. È vero che si tratta di uno studio su animali, ma uomini e topi sono mammiferi, hanno gravidanze e vanno incontro a cambiamenti ormonali».
La speranza è quella di sviluppare nuove strategie per contrastare i disturbi della postmenopausa, attualmente trattati con la discussa e controversa terapia ormonale sostitutiva (HRT). «Se riuscissimo a riprodurre ciò che succede nel cervello materno, potremmo utilizzare questa conoscenza da un punto di vista terapeutico a beneficio delle donne più avanti con l’età soggette a variazioni ormonali, come alternativa alla HRT. Nel caso di patologie come l’Alzheimer e la malattia di Huntington, potremmo persino cercare di migliorare le funzioni cognitive e promuovere la rigenerazione neuronale. È un obiettivo molto ambizioso, ma alcuni segnali ci consentono di essere ottimisti al riguardo».

Society for Neuroscience

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