Vitamina C, nutriente per la mente
01/04/2010Bassi livelli di vitamina C nelle donne incinte o in allattamento possono compromettere lo sviluppo cerebrale del feto o dei neonati e determinare in futuro difficoltà di apprendimento. È la tesi di un team di ricercatori danesi che in uno studio su animali ha individuato un’associazione tra carenze di vitamina C e diminuzione del numero di neuroni nell’ippocampo.
Mamme in attesa, attenzione ai livelli di vitamina C. Secondo uno studio condotto alla Faculty of Life Sciences presso l’Università di Copenhagen, bassi livelli di questa sostanza possono compromettere lo sviluppo mentale del nascituro. La tesi, presentata sulle pagine dell’«American Journal of Clinical Nutrition», è il frutto di test su un campione di porcellini d’India i quali, sottoposti a una dieta carente di vitamina C, hanno mostrato una riduzione del 30% dei neuroni dell’ippocampo e un significativo peggioramento della memoria spaziale rispetto alle cavie nutrite normalmente. Dato che gli esseri umani, così come questi animali, soddisfano il loro fabbisogno di vitamina C attraverso la dieta, Jens Lykkesfeldt, coordinatore della ricerca, ritiene che carenze del nutriente nelle donne in gravidanza e in allattamento possano determinare deficit mentali nel feto e nei neonati.
Numerosi fattori dimostrano che il cervello neonatale, a differenza di altri tessuti, è particolamente vulnerabile a deficit anche lievi di vitamina C. La più alta concentrazione del nutriente è localizzata proprio nei neuroni cerebrali e, in caso di assunzioni insufficienti, l’organismo fa in modo di assicurarne le scorte residue al cervello, dimostrando l’importanza della vitamina per le funzioni cerebrali. Altri test condotti su cavie hanno illustrato che nei feti con difficoltà di «trasporto» della vitamina C sono stati riscontrati seri danni al cervello, gli stessi individuati nei nati prematuri e che determinano in età adulta difficoltà di apprendimento e deficit cognitivi.
Carenze di vitamina C, spiegano gli studiosi, sono piuttosto diffuse in alcune aree del mondo: in Messico e Brasile, secondo studi di popolazione, il 30-40% delle donne incinte presenta livelli inadeguati che si riflettono in quelli dei neonati. Per il mondo occidentale non sono disponibili stime sui deficit di vitamina C nei neonati ma rilevazioni effettuate sulla popolazione adulta fanno ipotizzare percentuali dal 5 al 10%.
«Questo studio – conclude Lykkesfeldt – può spiegare come le difficoltà di apprendimento dei bambini possano correlarsi a inadeguate assunzioni di vitamina C nelle prime fasi di vita. Si tratterebbe di un dato inaccettabile considerata la semplicità con cui sarebbe possibile prevenire tale problema fornendo supplementi di vitamina sia alle donne in attesa sia alle neomamme». Attualmente Lykkesfeldt e il suo team sono impegnati a scoprire in quale fase la carenza di vitamina C alteri lo sviluppo dell’embrione e se i relativi danni possano essere reversibili dopo la nascita.
