Vitamina A per contrastare la mortalità infantile
27/02/2009Secondo uno studio pubblicato su «Pediatrics» e condotto da ricercatori della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimore, somministrare una dose orale di vitamina A ai neonati dei paesi in via di sviluppo può ridurre il rischio di mortalità del 15%.
Le cifre continuano a essere drammatiche. In tutto il mondo, ogni giorno, muoiono in media più di 26.000 bambini sotto i 5 anni. Nonostante gli sforzi e i miglioramenti ottenuti nella riduzione della mortalità infantile, come evidenziato nell’ultimo rapporto dell’Unicef, La condizione dell’infanzia nel mondo. Nascere e crescere sani, l’obiettivo di abbattere di due terzi il tasso di mortalità entro il 2015 pare ancora lontano. Un contributo in questo senso può venire dalla somministrazione in primissima età di vitamina A, fondamentale per ridurre l’incidenza di malattie infettive che nei paesi meno sviluppati fanno strage di neonati e bambini. L’ultima conferma a questo proposito viene da uno studio condotto su quasi 16.000 neonati delle comunità rurali del Bangladesh. La somministrazione appena dopo la nascita di una singola dose di 50.000 UI di vitamina A ha dimostrato di migliorare del 15% il tasso di sopravvivenza nei 6 mesi successivi.
«Questo studio – afferma Keith West, della Bloomberg School of Public Health di Baltimore – conferma gli esiti di precedenti indagini svolte nell’Asia del Sud e fornisce nuove prove sull’efficacia della somministrazione ai neonati di vitamina A per contrastare la mortalità infantile». Gli fa eco Alfred Sommer, coautore dello studio: «Dato che il rischio di mortalità infantile è più elevato nei primi mesi di vita, la somministrazione ai neonati di una singola dose di vitamina A potrebbe salvare in Asia circa 300.000 bambini ogni anno».
La lotta contro le carenze infantili di vitamina A è uno dei principali obiettivi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra i più accessibili in termini di investimento economico per salvare giovani vite umane. La prossima sfida, concludono gli esperti, è quella di tradurre i risultati osservati nello studio in criteri operativi e metodologie d’intervento concretamente efficaci.
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