Sport e memoria, una questione di equilibrio
19/05/2010Sono numerosi gli studi che evidenziano un nesso tra moderata e regolare attività fisica e miglioramento delle performance cognitive. Ma attenzione agli eccessi: una pratica intensiva e scorretti stili di vita possono sortire l’effetto contrario.
Che lo sport faccia bene al fisico e all’umore è un dato di fatto, ma che sia anche un alleato della memoria e delle facoltà cognitive è forse meno risaputo. Negli ultimi tempi sono stati numerosi gli studi che hanno confermato il nesso tra moderata e regolare attività fisica e miglioramento delle performance cerebrali. L’importante, però, raccomandano alcuni esperti, è non eccedere e trovare il giusto equilibrio per non subire l’effetto contrario. Facciamo, in sintesi, il punto della situazione.
Oltre a rafforzare il tono muscolare, migliorare il metabolismo e la funzionalità dell’apparato respiratorio, uno dei principali meriti del movimento è quello di stimolare la circolazione sanguigna. Il miglioramento della capacità contrattile del cuore e dell’ossigenazione della muscolatura fa in modo che una maggior quantità di sangue venga messa in circolo a ogni contrazione, interessando quindi tutti i distretti periferici: a beneficiarne è anche il cervello, che riceve un maggior afflusso di sangue e di sostanze nutrienti per i propri neuroni. Ginnastica, nuoto, bicicletta o anche una passeggiata di buon passo per almeno mezz’ora al giorno: sono tutte attività che possono preservare memoria ed efficienza cerebrale rallentando, soprattutto negli over 60, fenomeni di declino cognitivo.
La conferma viene da alcuni ricercatori della Northwestern University Feinberg School of Medicine, che in uno studio pubblicato sulla rivista «Sleep» hanno sottoposto un gruppo di persone di età compresa fra i 67 e gli 80 anni a una serie di test per misurare le
capacità cognitive. In seguito, hanno chiesto loro di partecipare a brevi sessioni di ginnastica dolce e ad attività di socializzazione (in tutto 90 minuti al giorno: 60 di fitness e 30 di interazione) per un periodo di due settimane: ebbene, dopo aver ripetuto i medesimi test, gli anziani «sportivi» li hanno eseguiti con prestazioni nettamente superiori. Allo stesso modo, un team di ricercatori dell’Università di Melbourne ha voluto approfondire i benefici di un programma di attività fisica sul tasso di declino cognitivo in un campione di 170 adulti over 50 con segni di deficit a livello mnemonico. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: uno ha seguito un programma rieducativo standard, l’altro un progetto di 24 settimane di «home fitness», con l’intento di incoraggiare i pazienti a effettuare entro le mura domestiche almeno 150 minuti di attività fisica di moderata intensità a settimana, da dividere in 3 sessioni da 50 minuti. Al termine dello studio, il gruppo «fitness» ha totalizzato punteggi migliori non solo nei test cognitivi ma anche relativamente al Clinical Dementia Rating, che fornisce una scala per la classificazione clinica globale della demenza. «Questo trial – afferma Nicola Lautenschlager, autore dello studio – è il primo a dimostrare che l’esercizio fisico migliora la funzione cognitiva negli adulti-anziani con soggettive e obiettive difficoltà cognitive lievi. I benefici dell'attività fisica, poi, si sono manifestati dopo 6 mesi e sono proseguiti per almeno altri 12 mesi dopo lo stop del programma».
Lo sport, dunque, come valida strategia per rallentare gli effetti dell’invecchiamento sul cervello e sulla memoria, purché praticato senza troppi eccessi. Il monito a trovare un giusto equilibrio nella pratica dell’attività fisica viene da una ricerca dell’Università di Toronto presentata nel corso della conferenza internazionale dell’Alzheimer’s Association. Lo studio ha coinvolto 90 donne di età compresa tra i 50 e i 63 anni per scoprire gli effetti che uno sport protratto nel tempo può avere sulle funzioni cognitive. Dopo aver chiesto alle partecipanti se e con quale frequenza avessero praticato un’attività fisica estenuante, gli studiosi le hanno sottoposte a una serie di otto test per verificare abilità mnemoniche e cognitive. Dai risultati è emerso che la pratica di sport impegnativi e faticosi come il nuoto, il podismo, il ciclismo, il basket e il raquetball (sport simile allo squash) era associata a punteggi inferiori nei test cognitivi rispetto alle donne più sedentarie o dedite a un’attività più moderata. «Potrebbe essere la stessa attività fisica estenuante ad essere responsabile dell’effetto negativo sulla memoria – ha commentato Maria Cirillo, direttore dell’Alzheimer Association –, oppure altri fattori legati allo stile di vita di queste donne». Una condizione di tensione potrebbe infatti spingere a compiere sforzi eccessivi ed è risaputo che lo stress è un fattore dannoso per le facoltà cognitive. Il suggerimento degli esperti è comunque quello di trovare il giusto equilibrio e di non eccedere affinché la pratica di uno sport non diventi un rischio per la salute, cervello e memoria compresi.
S. Benloucif et al., Morning or evening activity improves neuropsychological performance and subjective sleep quality in older adults
Nicola T. Lautenschlager et al., Effect of physical activity on cognitive function in older adults at risk for Alzheimer disease
